Billie Holiday e gli strani Frutti

Billie Holiday, nata Eleanor Fagan Gough, anche conosciuta come Lady Day, è stata una cantante di musica nera nell’america a cavallo fra gli anni ’40 e gli anni ’50. La sua grande voce, il suo timbro caldo e potente ne ha fatto, insieme alla sua capacità espressiva, esempio e ispirazione per molti artisti suoi contemporanei, fino a cantanti affermati del passato come Janis Joplin e Nina Simone. Il suo genere varia dalle radici dello swing, del jazz e soul. Il successo e l’arte la strapparono da un’infanzia travagliata e difficile, che però si ripercosse in una vita fatta di abusi di sostanze stupefacenti e alcool, e rapporti con uomini violenti.

Durante la sua carriera molte sono le pietre miliari, come l’interpretazione di Summertime di Gerwish, alle molte collaborazioni con gli artisti suoi contemporanei.

Fra tutte vogliamo ricordare “Strange Fruit”, erroneamente attribuita alla stessa Holiday. La canzone fu scritta e composta da Abel Meeropol, rimasto sconvolto da un viaggio nel sud degli Stati Uniti, durante il periodo dei linciaggi a danno delle minoranze Afro-Americane. Una canzone-denuncia che evoca l’immagine di uno strano frutto e ne descrive la cruenta visione, rivelandosi essere un corpo impiccato.

Questi sono i versi iniziali:

“Southern trees bear a strange fruit,
blood on the leaves and blood at the root,
black body swinging in the Southern breeze,
strange fruit hanging from the poplar trees”

L’immagine di un sud tradizionale si scontra aspramente con la realtà della brutalità delle azioni a danno dei neri americani. Fu effettivamente il primo pezzo pubblicato contro il razzismo e, per questo motivo, questa canzone, toccante, intensa e sconvolgente, diventò l’inno della battaglia per i diritti civili nel sud in quel periodo.

Da notare come l’interpretazione della Holiday, non verta alla tristezza, ma allo sbigottimento e all’incredulità.

Ve la presentiamo in un Live a teatro.

Buon ascolto.