jazz

Muore Cesaria Evora, la voce di Capo Verde

Muore Cesaria Evora, la voce di Capo Verde

Il mondo della musica piange Cesaria Evora! Sgomento e costernazione invadono l’intera scena musicale internazionale, la grande cantante di Capo Verde, Cesaria Evora, si è spenta la scorsa notte nella sua casa natale all’età di 70 anni. Una notizia che nessun amante della buona musica avrebbe mai voluto udire, questa, nonostante lo stato di salute della cantante fosse oramai noto a tutti.

Lo scorso 23 settembre, infatti, sul suo sito Internet era comparso un annuncio chiaro e perentorio che determinava  un definitivo addio alle scene dovuto al peggioramento delle condizioni fisiche. Un corpo debilitato, il suo, da una lunga serie di interventi che non le permettevano più di esibirsi, tanto che le ultime date dei suoi concerti erano state annullate.

Quella di Cesaria è stata la voce degli sfruttati, degli emarginati e delle donne oppresse. La più grande interprete ad oggi esistita della famosa sodade (comunemente definita dai brasiliani la saudade), quel leggero sentimento di nostalgia tanto caro ad alcune sonorità della musica africana che ha trovato libero sfogo nel genere musicale creolo della morna, fondendo in unica geniale melodia i ritmi africani e le ballate portoghesi.

Un ultimo addio, quindi, alla “regina della morna” che non smetterà mai di vivere grazie alla dolce potenza delle sue canzoni.

Pennabilli Django Festival dal 28 al 30 Gennaio

Pennabilli Django Festival dal 28 al 30 Gennaio

“Pennabilli Django Festival”: il jazz arriva in Emilia Romagna per un Natale in stile anni ‘30! Una location d’eccezione quella di Pennabilli che il prossimo 28, 29 e 30 dicembre accoglierà una delle manifestazioni più attese del momento, un evento internazionale in grado di raccogliere i più grandi estimatori della  musica jazz sia italiana che internazionale.

Un natale all’insegna del jazz quello di Pennabilli, che sceglie di dedicare una tre giorni al più grande esponente della musica Manouche, il chitarrista belga Django Reinhardt, ideatore di un generale musicale in grado di combinare le allegre e frizzanti sonorità dello swing con le più dolci e malinconiche melodie del valse musette francese.. il tutto sporcato dalla timbrica accesa degli strumenti tzigani.

Ideatore dell’evento, Enrico Partisani , direttore artistico di un altro importante Festival di risonanza internazionale “Artisti in Piazza”.

Pennabilli Django Festival regalerà agli spettatori una tre giorni di ottima musica tra accordi jazz, artisti provenienti da tutto il mondo, grande divertimento e jam session fino al mattino.

Tra i principali artisti partecipanti troviamo A La Santè De Django, Trans Europe Trio,  Yorgui Loeffler Trio e il famoso chitarrista Christain Escoudèy il quale presiederà un seminario aperto a musicisti e curiosi.

Billie Holiday e gli strani Frutti

Billie Holiday e gli strani Frutti

Billie Holiday, nata Eleanor Fagan Gough, anche conosciuta come Lady Day, è stata una cantante di musica nera nell’america a cavallo fra gli anni ’40 e gli anni ’50. La sua grande voce, il suo timbro caldo e potente ne ha fatto, insieme alla sua capacità espressiva, esempio e ispirazione per molti artisti suoi contemporanei, fino a cantanti affermati del passato come Janis Joplin e Nina Simone. Il suo genere varia dalle radici dello swing, del jazz e soul. Il successo e l’arte la strapparono da un’infanzia travagliata e difficile, che però si ripercosse in una vita fatta di abusi di sostanze stupefacenti e alcool, e rapporti con uomini violenti.

Durante la sua carriera molte sono le pietre miliari, come l’interpretazione di Summertime di Gerwish, alle molte collaborazioni con gli artisti suoi contemporanei.

Fra tutte vogliamo ricordare “Strange Fruit”, erroneamente attribuita alla stessa Holiday. La canzone fu scritta e composta da Abel Meeropol, rimasto sconvolto da un viaggio nel sud degli Stati Uniti, durante il periodo dei linciaggi a danno delle minoranze Afro-Americane. Una canzone-denuncia che evoca l’immagine di uno strano frutto e ne descrive la cruenta visione, rivelandosi essere un corpo impiccato.

Questi sono i versi iniziali:

“Southern trees bear a strange fruit,
blood on the leaves and blood at the root,
black body swinging in the Southern breeze,
strange fruit hanging from the poplar trees”

L’immagine di un sud tradizionale si scontra aspramente con la realtà della brutalità delle azioni a danno dei neri americani. Fu effettivamente il primo pezzo pubblicato contro il razzismo e, per questo motivo, questa canzone, toccante, intensa e sconvolgente, diventò l’inno della battaglia per i diritti civili nel sud in quel periodo.

Da notare come l’interpretazione della Holiday, non verta alla tristezza, ma allo sbigottimento e all’incredulità.

Ve la presentiamo in un Live a teatro.

Buon ascolto.