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IMMIGRATI SEGREGATI SULLA “VERA D” NEL PORTO DI NAPOLI

13 aprile 2010 ilaria Nessun commento

Solo questa mattina si è saputo che una nave atttraccata quattro giorni fà nel porto di Napoli (molo Bausan, nella periferia orientale, verso San Giovanni a Teduccio) era stata in realtà fermata perchè aveva a bordo 9 migranti “irregolari”. Di queste nove persone, che la polizia di frontiera dichiara di nazionalità ganese e nigeriana, cinque sono minorenni!

Secondo la ricostruzione accreditata dal comandante della nave si sono nascosti in un container al porto di Abidjan in Costa D’Avorio e avrebbero trascorso così l’intero viaggio…
Non è ben chiaro se in un primo momento il battello sia stato fermato dalla polizia di frontiera per la presenza di immigrati irregolari o da subito dallo stesso comandante russo di questa grossa nave-merci battente bandiera liberiana, ma di proprietà di una importante compagnia di armatori tedesca, la Peter Dohle di Amburgo. Dopo aver “scoperto” la presenza dei migranti, infatti, il comandante rilevava di non avere più il numero legale per navigare e chiedeva all’Italia di farsene carico. E del resto i minori sono in acque nazionali italiane e hanno diritto di tutela e gli adulti dovrebbero potere fare domanda d’asilo se lo vogliono. Ma le autorità italiane gli hanno impedito di sbarcare…

La notizia è trapelata solo stamani per la protesta dei lavoratori del terminal container, dovuta al fatto che il blocco del molo Bausan aveva di fatto interrotto molte delle attività lavorative legate allo scarico merci… E questa è sembrata essere anche l’unica preoccupazione dei media, che hanno trattato molto superficialmente la questione umanitaria delle persone confinate forzatamente sulla nave e almeno sui siti di oggi riportavano semplicemente che le attività erano riprese perchè la nave era ripartita dopo aver fatto scendere “i clandestini”…
In realtà le cose non stanno così, anche perchè di sicuro ora la nave è stata fermata e sequestrata dalla stessa magistratura in maniera preventiva rispetto alla eventuale copertura dei danni in seguito alla denuncia del Conateco, il consorzio napoletano terminal container, per il blocco del molo.

Quando oggi è scoppiata la protesta dei portuali, la mediazione tra polizia e comandante della nave è stata quella di far scendere solo tre dei cinque minori a bordo, esclusivamente per rientrare nel numero massimo di persone che consentisse alla nave di fare manovra. La nave, sempre sotto sequestro, è attraccata così al molo libero 21 dove si trova tuttora. A bordo quindi sono ancora fermate sei persone, di cui due minorenni. Mentre i tre che sono sbarcati dovrebbero essere stati trasportati al centro di prima accoglienza per minori in via Salvator Rosa a Napoli prima di essere condotti in una casa famiglia.
Si è cercato di entrare in contatto con i migranti, facendo notare appunto che i minorenni non possono essere respinti e hanno diritto al max di tutela dall’Italia, in quanto nelle sue acque territoriali, mentre gli adulti potrebbero voler presentare domanda di asilo o protezione umanitaria. Al momento ogni contatto è stato però impossibile, perchè la polizia di frontiera ha accampato una scusa dopo l’altra, impedendo di fatto che si rispettassero i diritti di queste persone. Domani mattina la Cgil dovrebbe aver ottenuto un incontro col Questore per cercare di sbloccare la situazione. (Sempre che la nave non salpi in nottata, come pure qualche fonte giornalistica sosteneva. Ma non dovrebbe essere così, perchè sotto sequestro).
Abbiamo anche cercato di fare chiarezza con le fonti giornalistiche.
E’ chiaro che la visibilità e la pressione sociale su questo ennesimo dramma umanitario sono fondamentali per risolvere positivamente la situazione. Perchè purtroppo non sarebbe la prima volta che vengono violati anche i principi minimi del diritto internazionale.

Aggiornamento Martedi 12 aprile ore 14:00

I tre ragazzi che sono sbarcati ieri dalla nave non sono andati più al centro di prima accoglienza per minori! Con un dispositivo che spesso viene usato in questi casi, la polizia ha fatto fare in ospedale l’esame biometrico del polso in modo da poterli dichiarare non minorenni. Si tratta in realtà di un’esame di scarsa attendibilità e che ha un margine di errore di oltre due anni, mentre le stesse circolari del ministero dell’interno stabiliscono che nel dubbio occorre dare priorità alla tutela del minore. Ma nei fatti è un meccanismo spesso utilizzato. Così i tre, senza mai incontrare un mediatore o un avvocato, sono stati ricondotti alla nave che intanto ha attraccato al molo libero 21.
La compagnia di assicurazione della nave ha coperto con una fidejussione di 400.000 euro i danni del blocco del molo Bausan e il magistrato ha dissequestrato il cargo. Che però paradossalmente è ancora bloccato in quanto col ritorno dei tre a bordo vengono di nuovo meno le condizioni di sicurezza per viaggiare…
In realtà è probabile che ogni decisione sia ancorata all’incontro chiesto ieri dalla Cgil e dal Forum Antirazzista e che ci sarà oggi alle 17 in via Medina con la presenza del questore e le autorità della polizia di frontiera. Li si capirà l’effettivo orientamento della questura di napoli e del ministero dell’interno.
Infatti se sarà consentito alle associazioni umanitarie di incontrare i migranti con medici e avvocati, potranno raccogliere le eventuali richieste di asilo politico e protezione umanitaria dei nove e chiedere gli ulteriori accertamenti a tutela della condizione dei ragazzi che hanno dichiarato la minore età. Tutte cose che sono nel diritto di queste persone, ma che sono state più volte violate già in passato, come dimostra la drammatica storia dei respingimenti in mare.
L’altra ipotesi è che prevalga la linea seguita finora, di impedire il contatto coi migranti per non renderli informati delle proprie possibilità. Non è vero quello che si scrive in alcuni articoli sul fatto che non possono presentare domanda d’asilo perchè sono alla frontiera e in acque territoriali italiane, esattamente la condizione standard di un rifugiato che chiede protezione.
Per impedire ogni contatto fino ad ora la motivazione della polizia di frontiera è stata che ci voleva l’autorizzazione del capitano della nave con cui è stato impossibile per noi entrare in contatto diretto. Un chiaro escamotage, dal momento che lo stesso capitano ha tutto l’interesse e la volontà, più volte esternata, di far sbarcare gli immigrati. Possibile infatti che oltre alle motivazioni umanitarie ce ne siano altre di carattere economico, perchè la perdurante presenza a bordo dei migranti, una volta appurata, potrebbe portare al divieto di scalo anche nel porto di Genova, dove la nave è diretta. Infatti, per fortuna, la Vera D non ha a bordo le gabbie in cui vengono a volte rinchiusi gli immigrati trovati sulle navi! Gabbie in cui vengono segregati fino al ritorno nei presunti paesi di origine in spregio a ogni aspetto del diritto internazionale, specie per profughi e rifugiati, ma tranquillizzando così le autorità di frontiera…

La Rete antirazzista sta cercando di costruire delle forme di protesta nel caso dopo l’incontro di oggi la Questura non rispetti i diritti umani delle persone ancora segregate a bordo della Vera D. Si tratta di ragazzi, in alcuni casi di ragazzini, che hanno già rischiato la vita viaggiando in un container ed è incredibile quanta poca attenzione ci sia nei resoconti mediatici sulla loro storia, la loro umanità e i loro diritti.

Antirazzisti napoletani

link da: indymedia napoli

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1 Marzo 2010 – La Giornata Senza Immigrati

17 gennaio 2010 ilaria Nessun commento

n1278914670_8230 Primo marzo 2010 Un giorno senza stranieri «L’Italia capirà che siamo determinanti» Un centinaio di persone ha partecipato stamani allo Spazio Tadini di via Jommelli alla presentazione del “Primo Marzo 2010 – Sciopero degli stranieri”. La manifestazione, ispirata e gemellata con la francese “Journée sans immigrés: 24h sans nou”, si propone di far capire cosa succederebbe se «i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno».

L’obiettivo dei promotori è quello di organizzare «una grande manifestazione non violenta per far capire all’opinione pubblica italiana quanto sia determinante l’apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società. Questo movimento nasce meticcio ed è orgoglioso di riunire al proprio interno italiani, stranieri, seconde generazioni, e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli». Alla presentazione hanno partecipato rappresentanti di associazioni e sindacati come Cigl, Arci, Legambiente, Emergency, Terre di mezzo.

Gli organizzatori hanno adottato il giallo come colore di riferimento di Primo marzo 2010 è il giallo. «Su Facebook il gruppo ha raccolto in un mese 40mila adesioni, e in diverse città di tutta Italia si stanno moltiplicando comitati locali, per ora siamo a quota 17» spiega la presidente del comitato organizzatore Stefania Ragusa. «Il nostro obiettivo – continua la Ragusa – è far vedere che non ci sono noi e loro, che le nostre vite sono già mescolate». Sciopero bianco, astensione dai consumi, adesione simbolica indossando il fiocco giallo, scelto come colore dell’iniziativa: sono alcune delle forme di protesta prese in considerazione, nella consapevolezza della difficoltà di proclamare un vero e proprio sciopero, come era nei propositi iniziali del movimento.

«Noi riteniamo che oggi in Italia si debba sostenere questa giornata di sensibilizzazione ma non proclameremo lo sciopero» ha affermato Giovanni Minali, membro della segreteria della Cgil Lombardia, che insieme alla Cisl darà il sostegno alle iniziative che il movimento metterà in atto sul territorio. «A Milano ad esempio l’intenzione è far vedere dove e come lavorano gli immigrati, spesso senza alcuna tutela, dall’ortomercato ai cantieri dell’hinterland» anticipa Minali. Ma il fermento nelle comunità straniere è notevole: «Per quanto mi riguarda quel giorno abbasserò la saracinesca del mio negozio e non manderò i miei figli a scuola, e inviterò amici e parenti a fare altrettanto» assicura Najat Tantaoui, 30enne nordafricana, titolare di un internet point a Cinsello Balsamo, che dice convinta che «per mettere fine alle discriminazioni, gli immigrati devono impegnarsi in prima prima persona».
17 gennaio 2010
dall’Unita’