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Archivio per la categoria ‘Storie’

Il Controllo

30 settembre 2009 Jojo Nessun commento

potereNei rapporti umani l’appagamento è il soldo dell’emotività. Questo è assodato.
Volete un esempio? Ciò che viene definita tv emotiva, il business che sfrutta una delle caratteristiche umane più belle: l’empatia, la capacità di vivere per riflesso le esperienze di altri, nata forse più per imparare dagli altrui errori che per vivere la compassione. Storie strappalacrime di gente che non conosciamo nemmeno, di cui ci vengono date poche informazioni, l’essenziale allo scopo. Si crea tensione, poi il momento crucciale, si scatena il momento magico, si apre una busta, si perdona o si condanna, si soffre con chi è nel video, falso o vero che sia. Non è strano?

Alcuni direbbero patetico, ma io non giudico l’intenzione.
Abbiamo una vita intera da gestire eppure cerchiamo catarsi, appagamento e comprensione in vite che non ci appartengono se non per i 15 minuti in cui Raffaella, Maria o chi altro ci racconta una storia e vende spazi pubblicitari alle aziende.
Davvero non abbiamo più tempo per vivere le nostre vite vivendo quelle altrui? E’ veramente il Tempo il nostro ostacolo oppure c’è di più?
E’ una domanda che solleva non pochi dubbi, me ne rendo conto.
Io rifletterei su una cosa che sembra non entraci per nulla: le dinamiche del Potere.
Non pensiate a questi paroloni sparati a caso dal primo cretino che ha voglia di intortarvi, come una retrospettiva o dietrologia del cospirazionismo mediatico o socio-culturale, per quello c’è già il Governo a braccetto con la Chiesa Cattolica. Si tratta di una specifica dinamica del potere, quella di interrelazione.
Credete di esserne esclusi? Mai la nostra superbia ci porti a tale errore! Le dinamiche del potere permeano ogni nostro più piccolo gesto come l’aria che respiriamo.
Una su tutte per andare sullo spiccio: il sesso. Quale rapporto non si basa sull’appagamento personale attraverso il piacere dell’altro? Ovvio, diremo, se devo far da solo sto a casa e accendo un porno. Ma attenzione, non è il nostro piacere fisico o il piacere dell’altro che ci soddisfa maggiormente il più delle volte, ma l’eroica dimensione del nostro esserne stati capaci, quindi, il Potere di dare piacere, che è proporzionale anche ad un’altra grandezza: il controllo. Ecco. L’appagamento ci da l’effimera sensazione di avere un controllo.
Il controllo, dalla sua, non ce lo possiamo prendere. Eh, no! Troppo facile belli miei. Il controllo è qualcosa che ci deve essere donato, da un’occasione o da una persona. Noi desideriamo, il desiderio dev’essere appagato e lasciamo che l’altro abbia qualcosa su cui agire, il potere, dunque, seppur istantaneo o inveritiero e questo genera feedback, che a sua volta noi interpretiamo come controllo, e viceversa. Chi ha il controllo non ha il vero potere, chi ha il potere non ha il vero controllo… confusi?

Facciamo a capirci: prendiamo le dinamiche yin e yang. La parte passiva, subisce, la parte attiva comanda… Fermimamoci a questo sunto seplice e poniamoci la domanda: E se la parte passiva non donasse il controllo alla parte attiva, che potere avrebbe quest’ultima? Dubito che in una dinamica di rapporto “sana e consenziente” questa povera parte yin avrebbe una benché minima influenza. Allora, sempre in una dinamica più o meno sana il vero potere, la potenzialità che ci soddisfa ce l’ha la parte passiva. Ad una riflessione più ampia ci porta a comprendere meglio anche comportamenti sessuali forti o estremi come la pratica sadomaso. Esempi “non sani” per capirci meglio? La sindrome di stoccolma: se la vittima riprende il controllo, il carnefice va fuori di testa.

Pensate se la vittima di un serial killer si suicidasse poco prima del suo arrivo, non ci sarebbe appagamento. Sai che sclero gli viene?
La cosa che mi ha colpito è che questo ragionamento stupido ed un po’ troppo semplicistico è uno schema standard, lo potete ritrovare in ogni dinamica: amicale, familiare, di coppia, di gruppo, persino fra i vari aspetti contrastanti dell’intima personalità di ognuno. Io faccio questo perché mi dà potere, e questo mi da la sensazione di avere un controllo e quindi mi appaga. Tutto ciò che facciamo ha uno scopo ben preciso. Solo che non lo sappiamo.
Alla luce di ciò, riflettevo che forse l’unico modo di essere realmente completi è trovare sempre appagamento, aprirsi davvero al mondo, non lenendo le paure con favole raccontate da media ignoranti e magari spegnendo quel cacchio di televisore e cambiando il punto di vista, visto che il tubo catodico ha sostituito il nostro occhio interiore. Siamo noi a dare il controllo ai media, e quindi a dargli un effimero potere consolidato solo nell’abitudine. Siamo talmente indottrinati da non saper vivere i sentimenti, da credere che il romanticismo sia uno stronzo in ginocchio di fronte alla sua bella, che gli ideali siano benessere economico, bellezza, l’ozio ed il potere. Bhè a mio piccolo e modesto parere non è così. Noi apprendiamo tante di quelle cose senza capirle che perdono di senso non appena adagiate sulle nostre sinapsi, vivamo vite frenetiche e controllate (a monte dai media, a valle dalle milioni di telecamere sparse per tutto l’orbe terracqueo), quanto di ciò che consideriamo noi stessi è vero, in un mondo dove un social network si sostituisce alle relazioni interpersonali invece di facilitarle solamente?
Basta! Basta accontentarsi dell’attenzione, basta costruire castelli, basta credere di essere migliori.
Non pensare in modo migliore, ma agire in modo migliore, è questo che fa la differenza.

Il Fantastico Mondo Di Amelie

8 settembre 2009 Norman 2 commenti

45Immaginate un mondo surreale, un mondo con un amore di quelli strani, ma strani davvero! Oppure, immaginate una scatola di ricordi senza prezzo e di ritrovarla dopo 30 o 40 anni.Pensate alla gioia che può dare il piccolo gesto, ogni giorno, come affondare le mani in un sacco di legumi, o che ne so, far rimbalzare i sassi sull’acqua.
Pensate alle mille cose che ci circondano ogni giorno, ai bambini al parco giochi, alle persone con le quali ci rapportiamo. Immaginate di far vivere ad una persona non vedente, un pezzo di ciò che c’è intorno a lui. Immaginate un bacio lento, calmo, quasi immobile. Immaginate un bel giro in motorino in 2, sorridenti e felici come non mai.

Apprezzate le piccole cose e vivete di piccoli gesti, perchè sono quelle che fanno bene! :)

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Perle ai Porci

20 luglio 2009 Norman Nessun commento

ascaniocelestiniCercate sempre di esprimervi. Non sempre ci sarà qualcuno disposto ad accettare le vostre idee, ma pregate almeno che le capisca. ;)

Non sono d’accordo su ciò‚ che dici, ma darei la vita affinchè tu abbia il diritto di dirlo (Voltaire)

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Ulrike Meinhof

3 luglio 2009 ilaria Nessun commento

Rudi&Ulrike,quer1 Ecco un’altra storia,un’altra vita il cui filo conduttore che la unisce alla prima(mi riferisco al post su Tamara Bunke),è a parer mio il desiderio di voler cambiare la società,di creare un mondo più giusto,la forza di lottare sempre e comunque.Questo è il filo che vorrei percorrere…la passione per le cose in cui si crede.

Ulrike Meinhof nasce in Germania nel 1934,anno in cui Adolf Hitler divenne il capo della Germania nazista.
La Germania a quel tempo sembrava quasi contenta dell’avvento di Hitler,apparentemente agli occhi della popolazione tedesca aveva risolto molti problemi,soprattutto a livello economico.Ma si perdevano cose ben più importanti…libertà di stampa,di aggregazione,c’erano i campi di concentramento ecc…
Ulrike Meinhof in seguito ammirò tutti coloro che si erano schierati contro il regime nazista .

Trascorse la sua infanzia a Jena e perse il padre in giovane età.Quindi sua madre dovette prendersi la responsabilità da sola di portare avanti la casa e l’educazione di due bambine,continuare i suoi studi,il tutto in un contesto storico non facile,dato che in Germania c’era la guerra.
La madre di Ulrike, Ingerborg,nel 1949 morì a causa di un cancro e delle bambine se né occupò Renate Riemeck,una donna con cui la madre negli anni aveva stretto una forte amicizia e che ebbe un ruolo molto importante nella formazione di Ulrike.
Ulrike e Renate,per un periodo vissero in Inghilterra,dato che Renate aveva ricevuto un’offerta per insegnare allo Shenstone College.
Ritornate in Germania,dopo ulteriori spostamenti si trasferirono a Weilburg,città in cui Ulrike ottenne il diploma.
Nel 1955,dopo il diploma lei ed un suo compagno decisero di trasferirsi a Marburg per continuare gli studi.
Ulrike scelse la facoltà di psicologia e pedagogia.

In quegli anni iniziarono anche a cambiare gli interessi della giovane Ulrike,dalla pedagogia/psicologia alla politica,diventando la rappresentante del”Gruppo di lavoro per una Germania senza nucleare”.
Riporto qui di seguito un suo volantino che controbatteva alle critiche ricevute per la preparazione di una manifestazione contro il riarmo nucleare della Germania: “MA COSA SI DEVE FARE QUANDO IL PARLAMENTO NON RAPPRESENTA Più L’OPINIONE DEL POPOLO SU UNA QUESTIONE DI IMPORTANZA VITALE?VI SONO SOLO DUE RISPOSTE: O RIMANIAMO IN SILENZIO,AMMETTENDO COSI CHE NON SIAMO Più GOVERNATI IN MANIERA DEMOCRATICA;OPPURE NE PARLIAMO E CI BATTIAMO PER ASSUMERCI LA NOSTRA PARTE DI RESPONSABILITà”.
La manifestazione si svolse senza disordini.

Un’incontro importante avvenne quando Ulrike si recò a Francoforte per una riunione contro il nucleare e conobbe Reinhard Opitz,della rivista KONKRET, che a sua volta gli presentò Klaus Rainer Rohl,direttore della rivista.
Nel 1960 Ulrike ormai ha una coscienza politica molto forte,divenne diciamo cosi in quegli anni “comunista“,e inizia a collaborare con Konkret,divenendone la caporedattrice e occupandosi delle pagine politiche.
Nonostante in principio,ai tempi del loro primo incontro,tra la Meinhof e Rhol non ci fosse molta simpatia,nel tempo scoprono stima e attrazione reciproca,decidendo nel 1961 di sposarsi.

Durante il viaggio di nozze in Italia scopre di essere incinta e nel 1962 partorì due gemelle.Durante la gravidanza la Meinhof accusò forti mal di testa e si sospettò un tumore al cervello.Si dovette aspettare dopo il parto per operare e rendersi conto che non era un tumore ma una cavernoma.L’operazione andò a buon fine ma la ripresa fu lenta e dolorosa.

Per un breve periodo la rivista konkret si trovò in serie difficoltà economiche,dato che le erano stati tagliati i fondi dalla Germania dell’est.
Nonostante questo momento difficile la rivista riesce a trovare dei fondi ed andare avanti,e diviene un giornale di massa , e comincia a tratatre di politica quanto di sesso.Questa accoppiata si rivelò vincente.
Intanto Ulrike era emersa come giornalista,ricevendo spesso inviti a dibattiti,e a partecipare ad incontri televisivi o radiofonici,ciò migliorò di molto anche la situazione economica.
Nel 1968 Ulrike decide di trasferirsi a Berlino con le gemelle poiché aveva scoperto una relazione extraconiugale del marito.

A Berlino la Mainhof dovette affrontare uno stile di vita diverso rispetto a quello a cui era abituata,ma non le dispiacque.
Cercò di avvicinarsi all’APO (opposizione extraparlamentare di sinistra).
In quel periodo si tentava di smascherare la finta democrazia reggente che in realtà però si teneva in piedi con la repressione e con la violenza.
Ulrike Meinhof sapeva che bisognava fare qualcosa ma quale fosse la soluzione più giusta,la strada da percorrere non era ancora del tutto chiara.Anche se bisogna dire che se in un primo momento della sua vita,per via dell’educazione religiosa ricevuta,Ulrike si opponeva alla violenza a prescindere, nel tempo questa sua opinione cambiò…cominciò a farsi strada l’idea di una “violenza per necessità”.
In quegli anni si sa che in Germania come in Europa c’era molto fermento….
Nell’Aprile del 1968 a Berlino e Francoforte ci furono due incendi ai magazzini Kaufhaus Scheneider e Kaufhof.,rivendicati come atti politici.
Ci furono 4 arresti tra cui Andreas Baader e la sua compagna Gudrun Ensslin.
In quello stesso mese l’attivista Rudi Dutschke,uno dei personaggi di rilievo delle contestazioni di quegli anni,amico anche della Meinhof , fu sparato da un neofascista.(non mori ma riposrtò gravi danni e nel 1979 mori in esilio in Danimarca).Fu organizzato un corteo sotto la sede della Springer,accusata di aver fomentato l’odio per i comunisti.
Vi partecipò anche Ulrike Meinhof,che per la prima volta si trovò a partecipare ad una contestazione in cui i partecipanti non si limitarono a cantare slogan,ma passarono ad i fatti lanciando pietre e molotov.
Il giorno seguente ad una riunione universitaria disse:” IL LANCIO DI UNA PIETRA è UN REATO CRIMINALE. IL LANCIO DI MIGLIAIA DI PIETRE DIVENTA UN ATTO POLITICO. L’INCENDIO DI UN’AUTO è ANCORA UN REATO CRIMINALE,L’INCENDIO DI CENTINAIA DI AUTO DIVENTA ANCHE QUELLO UN ATTO POLITICO”.
Si occupò in quel periodo di un progetto per ragazze negli istituti e continuò a scrivere per Konkret anche se rifiutò la proposta dell’ex-marito di diventarne caporedattrice.
Dai suoi editoriali veniva sempre più fuori la sua idea politica,una lotta che doveva passare dalle parole alla pratica.
Nell’ottobredel 1968 ci furono i processi agli “incendiari”e fu durante i processi che la Meinhof dovendo scrivere degli articoli conobbe Andreas Baader e Gudrun Ensslin.
Per non finire in carcere i due fuggirono ritornando in Germania solo due anni dopo.
Ulrike Meinhof continuò a scrivere articoli sempre più forti e diretti di attacco al sistema.
Due anni dopo,nel 1970 Andreas e Gudrun ,ritornati a Berlino,chiesero proprio ad Ulrike Meinhof ospitalità.Lei la concesse e da li iniziò con loro ed altri compagni una intensa collaborazione che portò Ulrike il 14 maggio del 1970 a fare il salto nella clandestinità.Accadde che Andreas fu arrestato e lei approfittò del suo ruolo di giornalista e di figura nota per ottenere una intervista con il detenuto,che in realtà era solo un modo per organizzare e attuare la sua fuga.La Meinhof quel giorno scappò con gli altri entrando a far parte a tutti gli effetti dell’organizzazione che prese il nome di RAF( Frazione Armata Rossa),conosciuta anche con il nome di Banda Baader-Meinhof.
I membri della RAF passarono un periodo in Sicilia e poi in Giordania per avere un addestramento alla guerriglia urbana.
I volantini rilasciati dalla Raf a seguito dei suoi attentati erano spesso scritti da Ulrike.La Raf si proponeva di attaccare le banche e le multinazionali,insomma di attaccare il capitalismo,anche con rapimenti o attentati dinamitardi.
Operò per qualche anno fino a quando un po’ per volta nel 1972 furono arretstai molti dei membri fondatori della Raf tra cui Ulrike Meinhof, Gudrun Ensllin e Andrea Baader.
La situazione in carcere fu molto difficile,e i processi furono portati a lungo dato il comportamento sempre e comunque contestatario dei membri.Inoltre anche dal carcere con degli stratagemmi riuscirono a comunicare con l’esterno.
L’isolamento,gli scioperi della fame, i lunghi processi portarono a estenuanti condizioni fisiche e psicologiche.Le quali provocarono anche delle discussioni tra gli stessi membri della RAF.
Il 9 maggio 1979 Ulrike Meinhof fu trovata impiccata in cella.

(bibliografia:Disoccupate le strade dai sogni di:Alois Prinz)

La morte di Ulrike Meinhof (e in seguito anche quella degli altri memebri)è ancora avvolta nel mistero.Il carcere parlò di suicidio…ma fu davvero cosi?
E se pur suicidio fosse stato non possiamo non condannare comunque la situazione estrema dei prigionieri politici che potrebbe portare a far gesti del genere…quindi un suicidio in ogni caso indotto dal sistema.
A questo proposito consiglio la lettura della COMMISSIONE DI INSCHIESTA SULLA MORTE DI ULRIKE MEINHOF che potete trovare al seguente link: prima parte- http://baruda.net/2009/05/09/9-maggio-ulrike-meinhof-1%C2%B0-parte-della-commissione-internazionale-dinchiesta-sulla-sua-morte/
Seconda parte- http://baruda.net/2009/05/09/2%C2%B0-parte-commissione-internazionale-di-inchiesta-sulla-morte-di-ulrike-meinhof/

-RESISTENZA E’ QUANDO FACCIO IN MODO CHE CIO’CHE NON MI PIACE NON ACCADA PIU’-

Tamara Bunke

24 giugno 2009 ilaria 1 commento

taniaLa cosa più preziosa che un uomo possiede è la vita.
Gli è data soltanto una volta e per questo ne deve approfittare in modo che gli anni vissuti non gli pesino,che non gli bruci la vergogna di un passato miserevole e meschino e che morendo possa dire: ” Ho consacrato la mia vita e tutte le mie forze alla cosa più bella del mondo,alla lotta per la liberazione dell’umanità”.

Chi era Tamara?
Era una donna il cui pensiero credo possa essere racchiuso in quanto ho riportato sopra,tratto dall’unica pagina del suo diario.
E’ una donna che io stimo e ammiro ed è un mio esempio.Si,mi piacerebbe essere come lei.
Una donna che ha messo la libertà degli uomini sopra ogni cosa,che ha lottato per questa fino a morirne,ma non smettendo mai di crederci.
La sua determinazione ed il suo coraggio sono da prendere come esempio.
Io non credo che bisogni deizzarla,credo che dovrebbe essere compito di ogni essere umano battersi per questi principi.
Come mio primo scritto su questo nuovo blog ho voluto iniziare da lei perchè in quello che si fa bisogna crederci senza mai arrendersi,lei è il mio esempio di forza.
Presto scriverò una sua piccola biografia,e mi piacerebbe continuare su questa scia…di donne (o anche uomini) di cui non tutti conoscono la storia eppure loro la storia la hanno fatta…

Ecco di seguito una breve bio/cronologia di Tamara Bunke,a chi fosse interessato a conoscere più a fondo la sua storia consiglio la lettura del libro “Tania la guerrigliera”.

Nel 1935 i genitori di Tamara con il loro primogenito si trasferiscono dalla Germania in Argentina. A quel tempo la Germania era sotto il dominio nazista ed essendo loro militanti comunisti decidono per l’esilio in Argentina per sfuggire alle persecuzioni(in quello stesso anno viene sconfitta la prima rivoluzione iniziata nel 1933 a Cuba).Due anni dopo,il 19 novembre 1937 nasce Tamara.Nel 1945 Tamara frequenta le scuole elementari e pratica diversi sport.In quello stesso anno termina la seconda guerra mondiale. Ernesto Guevara si iscrive alla facoltà di medicina di Buenos Aires.

Nel 1949 Tamara si distingue in diversi sport vincendo alcune gare(il 1949 è anche l’anno della vittoria della Rivoluzione Cinese).

Nel 1952 la famiglia Bunke ritorna in Germania,stabilendosi nella RDT(Repubblica Democratica Tedesca,assegnata all’Unione Sovietica,di stampo socialista).Intanto a Cuba avviene il colpo di stato militare di Batista.Ernesto Guevara è in viaggio attraverso l’America Latina.

Nel 1953 Tamara inizia il liceo nella prima città tedesca edificata durante il socialismo,Stalinstad(oggi Eisenhuttrnstadt),ed entra a far parte della Libera Gioventù Tedesca.A Cuba intanto,un gruppo di rivoluzionari guidati da Fidel Castro organizza un assalto alla caserma Moncada a Santiago di Cuba.Ernesto Guevara si laurea in medicina.

Nel 1954 Tamara lavora per la prima volta come interprete con una delegazione latinoamericana di sportivi brasiliani.Questa cosa è importante perchè nonostante l’integrazione in Germania Tamara nutrirà sempre uno stretto legame con la sua terra di origine,l’Argentina.A cuba il gruppo guidato da Castro intanto viene arrestato e finiscono rinchiusi in carcere.Ernesto Guevara intanto si trovava per un viaggio in Guatemala,qui conosce alcuni  compagni cubani appatenenti al Movimento 26 Luglio.Da qui si trasferisce il Messico.

Nel 1955 Tamara distinguendosi per la sua maturità politica a soli 18 anni viene ammessa come candidata nel Partito Socialista Unificato di Germania.Intanto in Argentina c’è il rovesciamento di Peron.Ernesto Guevara in messico conosce Fidelche si trovava li in esilio, e decide di unirsi alla lotta dei rivoluzionari cubani.

L’anno successivo Tamara termina il liceo,inizia una fitta corrispondenza con giovani latinoamericani,continuando cosi a dimostrare interesse per quelle terre e i suoi avvenimenti,esprimendo a breve il desiderio di tornare un giorno a lottare in America Latina.Tamara infatti ha sempre creduto che un comunista dovesse comportarsi come tale in qualsiasi posto del mondo si trovasse.Il suo interesse per l’America Latina si concretizza con la formazione di un gruppo per lo studio e scambi culturali tra studenti latinoamericani e della RDT.A Cuba il gruppo di guerriglieri ottiene diverse vittorie.

Il 1959 è l’anno del tronfo della Rivoluzione cubana,Fidel iniza la marcia verso l’Havana.Tamara è entusiasta per le notizie di vittoria che continuano ad arrivare da Cuba.

Il suo primo contatto con i rivoluzionari cubani e con lo stesso Guevara è nel 1960,quando farà da interprete a quest’ultimo recatosi in Germania per una conferenza all’università di Lipsia.

Continua a lavorare come interprete per il Balletto di Cuba in tournèè in Europa.Questa conoscenza sarà il suo lasciapassare per Cuba.

L’anno successivo è a Cuba dove inizierà a lavorare come interprete,parteciperà al progetto di alfabetizzazione,entrerà a far parte delle Milizie di Difesa Popolare.Si distinguerà al meglio in ogni suo compito.

Nel 1963 per le sue forti doti comunicative,la sua cultura,la sua forza e il suo impegno inizierà l’addetsramento per lottare attivamente alla lotta rivoluzionaria in America Latina.L’anno dopo farà il salto nella clandestinità,girerà l’Europa per vari mesi,poi il Perù.Avrà diverse identità,sarà sola,incontrerà alle volte in segreto dei compagni che le daranno segrete istruzioni,infine si recherà in Bolivia per prendere contatti con l’alta società boliviana.Sposera un boliviano per ottenere i documenti e alibi insospettabili(intanto gli stati uniti attaccano la repubblica democratica del Vietnam).Il tutto per un’unica causa:la rivoluzione in Bolivia.Dopo quasi tre anni e altri viaggi per prendere contatti e organizzare al meglio il tutto,nel 1967 entrerà a fa parte a pieno titolo della guerriglia.Purtoppo il gruppo di cui Tamara faceva parte è vittima di una imboscata.E’ il 31 agosto, il corpo di Tamara verrà ritrovato alcuni giorni dopo(ad ottobre di quello stesso anno,verrà ucciso anche il comandante Ernesto Guevara).

Da Cuba Tamara scrive ad i genitori,cosa che non potrà più fare una volta in clandestinità.Passerà anche vicino la sua casa in Germania senza potervi entrare,supererà molte prove dure emotivamente,il tutto in nome di una sola causa in cui fino alla morte non ha mai smesso di credere: la libertà dei popoli oppressi!

Chi la ha conosciuta la descrive come una donna bella,intelligente,appassionata di folklore,musica(avrà sempre con se degli spartiti e delle cassette,anche durante la rivoluzione),solare….e con una grande passione per l’umanità.

Dopo la sua morte c’è stata molta speculazione sulla sua vera identità,chi diceva fosse l’amante del Che,chi una spia…ma la madre ha sempre lottato per la difesa della vera identità della figlia: una rivoluzionaria,una guerrigliera!

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