Archive for the ‘Storie’ Category

Chi Non Ha Peccato Scagli Il Primo Duomo

duomo Devo dirvi la verità, mi sono sorpreso di me stesso. Il gesto di Tartaglia mi ha impressionato non per coraggio, originalità o altro. Mi ha impressionato per volgarità. Mentirei se vi dicessi che sulle prime non ho riso come un dannato, che non ho provato un dolcissimo e gusto sadico e un po’ di soddisfazione. Ma purtroppo ho una coscienza, e questa a volte, mi fa riflettere su alcune cosette.

Mi dispiace se alcuni di voi rimarranno delusi dalle mie parole, il mio odio per mr.B rimane immutato, ma ciò che è successo non ha aiutato nessuno. Bush schivò le scarpe. B non ha abbastanza superpoteri. Anche io ho voglia di spaccargli quel faccione da cazzo, chi non ce l’ha? Chi con un minimo di cervello riesce ad apprezzare un uomo che usa il proprio potere per evitare processi come Neo evitava le pallottole in Matrix? Chi con un po’ di coscienza politica non prova disgusto di fronte ai suoi atteggiamenti da buffone di corte? Spero pochi se non nessuno.
Ciò che è accaduto, però, è decisamente fuori dalle mie corde. Non solo per l’efferatezza del gesto, ma perché, per esasperazione indubbiamente, un uomo ha tirato in faccia a un settantenne un pesante oggetto contundente, spaccandogli denti e naso. A me non è sembrato proprio il massimo. Poi ognuno la pensi come vuole. Secondo poi, è inammissibile che in una democrazia, per quanto finta nel nostro caso, si cerchi di lapidare il Presidente del Consiglio. Fai una manifestazione piuttosto, insultalo, urlagli quel diavolo che ti pare, ma non puoi permetterti di scagliarli in faccia qualcosa. Non prendetemi per reazionario, vi prego, ma è che a me certe cose non piacciono proprio. Poi Tarty rovinarti la vita per dare la caccia ai vermi non serve a un cazzo.
Appena scoccato il duomo, Di Pietro si fa il pezzo che speravo nessun oppositore facesse mai, appoggiare, seppur velatamente, il gesto. Costernato. Passati tutti immediatamente dalla parte dei boia. Già perché se io stesso non so se esserne appagato e soddisfatto, o inorridito e disgustato speravo che almeno una rilevanza poltica, faccesse le giusta scelta di tacere.
Analizziamo la situazione adesso.

B. è in ospedale, dichiarando la propria via crucis, lui eletto e condannato ad una vita di stenti, tutto questo lo ha reso supermartire, unto e bisunto, capro espiatorio delle frustrazioni della sinistra comunista che lavora contro la democrazia. “Perché tutti mi odiano così?” ha chiesto dall’ospedale. Perché sei un porco ignorante e sei stronzo, rispondo io. E vabbè è da mo’ he dice ste stronzate. Ma adesso amici miei viene il bello. L’oscuramento di internet. FInalmente abbiamo dato al governo la possibilità di testare la task force che controlla la rete. Le forze dell’ordine e gli scagnozzi d B. che lavorano sul web, stanno trasformando tutti gli articoli in merito ai fatti del 13/12/2009, i gruppi su facebook, i blog, in didascalie autocelebrative pro-mr. B, e tutti urlano alla violazione della privacy, ma miei cari, sapete qual è il bello del pacchetto sicurezza? Che non esiste privacy se si tratta di sicurezza di stato e che non ci si può appellare a un beneamato cazzo. Voi mandate pure la lettera al garante, denunciate senza indugio alcuno la violazione, non faranno niente, perché si sa, qui in italia, la privacy è una questione che riguarda solo le mignotte del presidente.
Riprendendo le redini un secondo, questo da me conannato gesto alla fine fa uscire fuori la vera natura di questo governo e dei suoi intenti repressivi, e delle forze dell’ordine che sempre più spesso anelano potere esecutivo, nonostante già ne abbiano moltissimo e ne abusino in modo spropositato. Da molto tempo ormai non è più una lotta politica, etica o economica, è una questione di potere, pura e semplice. Ma penso che se si regredisce alla violenza pura e non alla violenza come autodifesa, si cada in una spirale che non aiuterà nessuno. Perché l’importante rimarra chi ferisce chi e non il perché lo abbia fatto. Perché daremo sempre un motivo all’anti-somossa per caricare, e le ambulanze copriranno di nuovo il suono delle autipattuglie come negli anni ‘60.

Alla fine non tutto il male vien per nuocere, se le coscienze si sveglieranno.

Tarty, se l’avessi ucciso, avresti fatto meno danno.

Non ci resta che lottare.

vostro Jojo.

La fabbrica della morte

morti-bianche Nuovo incidente sul lavoro in uno stabilimento della Thyssen. Un operaio di 31 anni, secondo quanto si apprende da fonti dei vigili del fuoco, è morto in seguito ad un incidente verificatosi nel centro movimento acidi dello stabilimento di Terni.

L’operaio, secondo le prime informazioni, sarebbe morto in seguito alle esalazioni di vapori di acido cloridico. Nell’incidente sono rimasti intossicati anche altri due operai ma le loro condizioni non sarebbero gravi.

L’ operaio era addetto ai «servizi ausiliari» della Tk-Ast. L’ incidente è avvenuto all’ interno dell’ area «Pix due» verso mezzogiorno. Subito soccorso è stato trasportato in ospedale ma al suo arrivo i medici non hanno potuto che constatarne la morte.

I lavoratori della Tk-Ast hanno reagito alla notizia dell’ infortunio mortale in fabbrica con uno sciopero spontaneo di due ore e poi sono usciti dallo
stabilimento bloccando il traffico. Lo sciopero, che è stato sostenuto dai sindacati dei metalmeccanici, è durato dalle 14 alle 16. Mentre era in corso circa 300 operai sono usciti bloccando il traffico in Viale Brin, davanti allo stabilimento. I vigili urbani hanno
provveduto ad istituire deviazioni e la protesta si è conclusa pacificamente.

«Un ennesimo morto sul lavoro oggi a Terni, ancora una volta alla Thyssen. Un altro giovane lavoratore stasera non tornerà a casa mentre altri due sono ricoverati in ospedale. A loro e ai loro cari esprimiamo la vicinanza della Cgil». È quanto afferma in una nota la segretaria confederale dell’organizzazione sindacale, Paola Agnello Modica. Quanto avvenuto oggi, rileva l’esponente della Cgil, dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, che la situazione delle condizioni concrete di lavoro sono ben lungi dall’essere
quanto meno accettabili, alla Thyssen e non solo».

Per Agnello Modica, inoltre, «bene hanno fatto i lavoratori ad uscire subito dalla fabbrica in segno di protesta e di solidarietà. La Cgil, insieme alla Fiom, continuerà a essere vicina ai lavoratori della Thyssen e a lottare – conclude – per ottenere ovunque e sempre la salvaguardia psicofisica di chi lavora per vivere».

La notizia dell’incidente allo stabilimento della Thyssen di Terni è giunta a Perugia, nel corso della seduta del consiglio regionale che ha subito osservato un minuto di silenzio. A nome dell’assemblea, il presidente Bracco ha espresso «il più vivo cordoglio e la piena solidarietà e vicinanza alle famiglie delle vittime, ai lavoratori della Thyssen e alla città di Terni».

«Esprimo dolore e rabbia per il nuovo, tragico incidente sul lavoro alla Thyssen Krupp acciai speciali di Terni, che è costato la vita a un giovane lavoratore e che ha visto feriti due suoi colleghi attualmente in ospedale». Lo dichiara il deputato umbro del Pd Walter Verini.

«Siamo innanzitutto vicini alla famiglia del giovane, esprimiamo solidarietà ai lavoratori feriti, a tutti i loro colleghi di lavoro e al tempo stesso – ha proseguito il parlamentare – denunciamo come non si faccia ancor abbastanza per prevenire queste tragedie».

«La settimana scorsa eravamo a Spoleto, vicini ai familiari delle vittime della tragedia alla Umbria Oli. Oggi, un’altra vita è stata spezzata e questa tragedia rende ancora più urgente – conclude Verini – l’impegno di tutti perchè l’Italia divenga finalmente un
Paese civile dove uscire di casa la mattina per andare a svolgere certi lavori non sia più un inconcepibile rischio».

l’Unita’

Serantini come Stefano Cucchi

carcere Sarebbe oggi vicino ai sessant’anni. Era nato a Cagliari il 16 luglio 1951, morì a Pisa il 7 maggio del 1972, dopo lunga agonia, ammazzato dai colpi di manganello, dai pugni, dai calci di alcuni agenti della Celere di Roma, dall’indifferenza di medici, carcerieri, magistrati… «Il posto dove fu colpito a morte è sul Lungarno Gambacorti di Pisa, tra via Toselli e la via Mazzini…». Così comincia il libro di Corrado Stajano, «Il sovversivo», dove si racconta «vita e morte dell’anarchico Serantini». Riletto quasi trentacinque anni dopo la pubblicazione e trentasette dopo quei fatti di Pisa dà la sensazione tremenda di una cronaca d’oggi o solo di pochi mesi fa: sembra d’essere a Genova nei giorni del G8, Franco Serantini pare Federico Aldrovandi o assomiglia, ancora più vicino a noi, a Stefano Cucchi.

«Una morte questa di Stefano – dice ora Corrado Stajano – che sarebbe passata nel silenzio, se non ci fosse stata una sorella combattiva, se non ci fosse stata quella famiglia che ha avuto il coraggio di opporsi. Contro la verità, mi pare d’assistere a storie, che ho già vissuto, di deviazioni e di bugie». La morte di Serantini non passò sotto silenzio. Ai suoi funerali (e sono tra le pagine più belle e commoventi del libro), il 9 maggio, un fiume di gente. I detenuti del carcere Don Bosco, dove Serantini aveva trascorso le ultime ore, inviarono un mazzo di margherite. Franco Serantini era nato senza famiglia, abbandonato in un brefotrofio. Fu dato in affidamento a una famiglia siciliana, visse in istituto a Cagliari. Quando arrivò ai diciassette anni, un’esistenza di solitudine, decisero che si rendeva utile il ricovero in riformatorio. Serantini era soltanto chiuso di carattere, soffriva l’autorità (o l’autoritarismo), ma non aveva mai commesso un reato: tuttavia fu così destinato… Serantini giunse a Firenze (all’Istituto di osservazione per i minori scoprirono che il suo quoziente di intelligenza era 1,02, quando la media è di 0,70), venne dirottato al centro di rieducazione maschile Pietro Thouar di Pisa, in semilibertà: di giorno poteva uscire. Il riformatorio è la via della maledizione: Serantini si salvò.

Era il Sessantotto quando Serantini arrivò a Pisa. Si lasciò prendere dalla politica, cominciò a partecipare alle assemblee degli studenti, trovò persino un lavoro. Prese la licenza media e cominciò a frequentare un istituto professionale. Divenne anarchico. A Pisa giravano squadracce fasciste: le aggressioni si ripetevano, ma la polizia caricava gli antifascisti, quando protestavano. La politica nelle strade era anche questa. A Roma, al governo si era esaurita l’esperienza del centrosinistra, le elezioni furono indette per il maggio dell’anno successivo, il 1972. Il 5 maggio Giuseppe Niccolai, deputato missino, avrebbe parlato in Largo Ciro Menotti, nonostante le tensioni alle stelle di quei giorni. Per quella giornata arrivarono a Pisa rinforzi di polizia, anche ottocento agenti del I Raggruppamento celere da Roma. Più cinquecento carabinieri, più cento carabinieri paracadutisti, più i reparti della ps di stanza in città. Che fu una città sotto assedio, che mi ricorda Genova. «Mi immagino – racconta Corrado Stajano – Serantini solo in mezzo alla strada. Questo dicono tutte le testimonianze. Solo e inerme in Lungarno Gambarcorti. Sarebbe potuto fuggire come gli altri quando la polizia aveva sfondato la barricata.

Ma non si mosse, invece. Invece lo assalì un nugolo di agenti, che lo massacrarono di botte, con ferocia, con crudeltà. Un ragazzo che non aveva alzato neppure una mano…». A Pisa qualcuno tentò di intervenire. Il commissario Pironomonte cercò con l’arresto di sottrarre Serantini alla furia degli agenti e pochi giorni dopo si dimise. Fu un’eccezione. Ma gli altri. Gli altri… Non solo i poliziotti che picchiarono. Anche il medico che visitò Serantini all’ingresso in carcere e che non ordinò il ricovero di un ragazzo che non si reggeva in piedi con la testa sfondata, il magistrato che continuò a interrogarlo in quelle condizioni, i secondini che non intervennero malgrado i richiami del compagno di cella di Serantini. Sta di fatto che tutto si ingarbugliò tra reticenze, bugie, conflitti giudiziari, quando avocazioni e trasferimenti di magistrati intervennero pesantemente sull’inchiesta. «In questo senso credo che Serantini sia stato ucciso due volte: una dalla polizia, la seconda dalle istituzioni che non gli hanno reso giustizia. Con un bravo giudice istruttore, Paolo Funaioli, in conflitto con il procuratore generale di Firenze, Calamari, che io definisco un personaggio da vetrata medioevale. Sarebbe bastato leggere le perizie medico legali…». L’ex democristiano Giovanardi ha detto che Stefano Cucchi è morto perché era drogato e anoressico. «I periti scrissero che Franco era portatore di una voluminosa milza, da bambino aveva avuto la malaria, aveva le ossa della testa più sottili del normale e quindi aveva una minore resistenza ai colpi».
29 novembre 2009

Oreste Pivetta-L’unita’

Diritto Di Legittima Offesa

opusdeiPer introdurre: «La disposizione viola il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto l’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del Codice Penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compresi incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo ecc.» A farmi dare del pedofilo oramai mi sono quasi abituato. Ma del necrofilo non me l’aveva mai dato nessuno!

Eccoci qua. Grazie per avere, come sempre, parteggiato per noi, cara Binetti. La tua bocca avida di cristianità ha di nuovo sentenziato. Tutto è come ieri, anzi peggio. Molti parlano del tuo fervente spirito cattolico che mal si sposa con la definizione di “donna di sinistra”, ma non importa, in Italia l’incoerenza non è una moda, è savoir-faire. Ah, il caro vecchio catto-comunismo.. mi sembra fossero gli anni ‘50… un vero adorabile cancro sociale, ma che ci vuoi fare, la DC è come l’AIDS, se la conosci la eviti ma se te la prendi ci muori.

Vogliamo occuparci oggi non tanto del cilicio che porti alla gamba per ricordarti la sofferenza di uno che hanno crocefisso come altri migliaia durante l’epoca romana in galilea, ma della lametta che Dio stesso si è ben premurato di infilarti nella vagina alla nascita. Mi spiace sembrarti volgare, notoriamente, in occasioni formali come una lettera aperta che non leggerai, sono considerato un Signore. Non il Signore che intendi tu, ovviamente, mia cara.

Poco fa leggendo di come le cose siano andate in riferimento alla proposta di legge dell’aggravante che penalizzi il reato di aggressione se questo è a stampo omofobico, mi stavo chiedendo: ma tu nel PD che ca**o ci stai facendo? Perdona il censurato francesismo. Con la tua assenza strategica hai salvato il governo Berlusconi sul vergognoso scudo fiscale. Ti opponi a qualsiasi dibattito in campo bioetico. Definisci gli omosessuali dei malati e, dulcis in fundo, hai votato con PDL e UDC all’emendamento contro l’omofobia.

Bhè ecco, io penso che tu sia…. bhé lo dico: hai presente quel programma dove un gruppo di patinati sconosciuti vengono mandati in esotici posti per vincere delle prove e dei soldi, ma in mezzo al gruppo c’è uno che rema contro mettendo zizzania e boicottando in segreto gli altri? Ecco ti sei trovata: per me sei la Talpa. Sei tu! Dov’è il televoto? Non c’è un numero 164XX dove mandare un messaggio e dirlo a tutti che te ce mandino? Ti ho scoperta… perché non lasci il partito e ti dai alla vita ecclesiastica? Almeno li troverai delle generose e benevoli consorelle orsoline pronte a sfilarti la scopa che ti hanno infilato nel c**o. Perdo di classe lo so. Pazienza. Tutti se la prendono con il parlamento ed io, invece me la prendo proprio con te. Non tanto per il fatto in sé, quanto proprio personalmente, perché io odio le persone indottrinate. Odio le persone che non sono in grado di vedere nulla al di fuori della propria inettitudine alla vita, odio le persone che non celebrano un dio ma lo compiangono e ne dipendono tutta la vita.

Amica Paola… Santa Paola… Ecco un buon esempio da seguire! La tua omonima suggerisce suggestive mete: morì a Betlemme nel 406, era una cristiana perfetta, fondò addirittura una comunità e fece costruire una basilica in Terra Santa. Segui il suo esempio Paola, e va’ madre nostra dal capello niveo e muori anche tu a Betlemme, fa’ m po’ come te pare basta che te levi dalle palle che adesso hai proprio rotto.

Dio non depenalizza l’omosessualità, ben sappiamo leggendo l’antico testamento, ma qua dio non c’è, qui abbiamo altro, qui abbiamo l’uomo, il suo lume, la sua scaltrezza ed il suo genio. Il suo essere abbietto volgare ed assassino ed il suo essere generoso, malizioso e innocente. Ma soprattutto qui abbiamo l’ONU che ha chiesto di depenalizzare l’omosessualità nel mondo, ma voi, cattolici ferventi, in preda al fuoco della passione, mistici compassionevoli e generosi, vi siete giustamente opposti. Perché rendere vittime persone che non lo sono? “Persone” a mia definizione, ovviamente, tu potrai chiamarli pederasti o meglio, sodomiti. In Iran fanno feste grandiose, migliaia di gay-pride ogni anno, meglio della spagna! Fanno poi a gara a vedere chi resiste di più appeso per il collo alla forca. Non c’è bisogno di depenalizzare un bel nulla, avete ragione, è lo sport nazionale. Dio odia il delitto e non chi lo commette, per questo ha maledetto Caino 77 volte. Perché è un dio buono. Per questo ha detto “ Se due uomini giacciono commettendo abominio, allora tu li lapiderai…” Ma no… Ma no hai ragione! Non stigmatizziamo, per piacere la società cristiana, per questo, no, sappiamo bene che fa di peggio. In tutta Europa esiste una legge anti-omofobia, e quando spunta l’occasione di civilizzare… che? davero davero volemo unrci a tutto er cocuzzaro? Ma no! Ma che ce frega!

Ora, dando tregua al tuo efferato orgoglio e alla tua fede, che non praticando io non attacco se non raramente, parliamo dell’oggi. Non ti è venuto in mente, per caso, che se questa ondata di violenza ha raggiunto eccessi mica da ridere, perché legittimati dalla vittoria della destra a capo del governo, ora si sentirà addirittura giustificata per ciò che ha fatto dal risultato di questa votazione? Siamo tutti uguali solo finché cristiani, bianchi ed eterosessuali? I miei diritti identificano la mia vita sociale. Se non ho diritti, dunque, ho solo doveri? Ti pago le tasse per farmi picchiare e sentirmi dire dal poliziotto “Si, però voi ve la siete cercata” mentre mi sanguina il naso? Stavo solo passeggiando mano nella mano con il mio compagno alle 8 di sera in via Garibaldi, e non accoppiandomi selvaggiamente sdraiato per lungo in chiesa. Il mio destino è vivere nascosto? La mia redenzione è forse questa? Io non credo. Non mi zittirai. Non mi zittirà nessuno. Non questa volta.

Cara Paola, ha il mio odio. Hai vinto tu, perché adesso hai davvero un nemico giurato, ora hai davvero un demone contro. Perché anche se dalla tua piccolezza non te ne accorgi, sappi che hai sancito e siglato un pieno Diritto alla Legittima Offesa.

Con immenso disgusto,

tuo Jojo

Il Controllo

potereNei rapporti umani l’appagamento è il soldo dell’emotività. Questo è assodato.
Volete un esempio? Ciò che viene definita tv emotiva, il business che sfrutta una delle caratteristiche umane più belle: l’empatia, la capacità di vivere per riflesso le esperienze di altri, nata forse più per imparare dagli altrui errori che per vivere la compassione. Storie strappalacrime di gente che non conosciamo nemmeno, di cui ci vengono date poche informazioni, l’essenziale allo scopo. Si crea tensione, poi il momento crucciale, si scatena il momento magico, si apre una busta, si perdona o si condanna, si soffre con chi è nel video, falso o vero che sia. Non è strano?

Alcuni direbbero patetico, ma io non giudico l’intenzione.
Abbiamo una vita intera da gestire eppure cerchiamo catarsi, appagamento e comprensione in vite che non ci appartengono se non per i 15 minuti in cui Raffaella, Maria o chi altro ci racconta una storia e vende spazi pubblicitari alle aziende.
Davvero non abbiamo più tempo per vivere le nostre vite vivendo quelle altrui? E’ veramente il Tempo il nostro ostacolo oppure c’è di più?
E’ una domanda che solleva non pochi dubbi, me ne rendo conto.
Io rifletterei su una cosa che sembra non entraci per nulla: le dinamiche del Potere.
Non pensiate a questi paroloni sparati a caso dal primo cretino che ha voglia di intortarvi, come una retrospettiva o dietrologia del cospirazionismo mediatico o socio-culturale, per quello c’è già il Governo a braccetto con la Chiesa Cattolica. Si tratta di una specifica dinamica del potere, quella di interrelazione.
Credete di esserne esclusi? Mai la nostra superbia ci porti a tale errore! Le dinamiche del potere permeano ogni nostro più piccolo gesto come l’aria che respiriamo.
Una su tutte per andare sullo spiccio: il sesso. Quale rapporto non si basa sull’appagamento personale attraverso il piacere dell’altro? Ovvio, diremo, se devo far da solo sto a casa e accendo un porno. Ma attenzione, non è il nostro piacere fisico o il piacere dell’altro che ci soddisfa maggiormente il più delle volte, ma l’eroica dimensione del nostro esserne stati capaci, quindi, il Potere di dare piacere, che è proporzionale anche ad un’altra grandezza: il controllo. Ecco. L’appagamento ci da l’effimera sensazione di avere un controllo.
Il controllo, dalla sua, non ce lo possiamo prendere. Eh, no! Troppo facile belli miei. Il controllo è qualcosa che ci deve essere donato, da un’occasione o da una persona. Noi desideriamo, il desiderio dev’essere appagato e lasciamo che l’altro abbia qualcosa su cui agire, il potere, dunque, seppur istantaneo o inveritiero e questo genera feedback, che a sua volta noi interpretiamo come controllo, e viceversa. Chi ha il controllo non ha il vero potere, chi ha il potere non ha il vero controllo… confusi?

Facciamo a capirci: prendiamo le dinamiche yin e yang. La parte passiva, subisce, la parte attiva comanda… Fermimamoci a questo sunto seplice e poniamoci la domanda: E se la parte passiva non donasse il controllo alla parte attiva, che potere avrebbe quest’ultima? Dubito che in una dinamica di rapporto “sana e consenziente” questa povera parte yin avrebbe una benché minima influenza. Allora, sempre in una dinamica più o meno sana il vero potere, la potenzialità che ci soddisfa ce l’ha la parte passiva. Ad una riflessione più ampia ci porta a comprendere meglio anche comportamenti sessuali forti o estremi come la pratica sadomaso. Esempi “non sani” per capirci meglio? La sindrome di stoccolma: se la vittima riprende il controllo, il carnefice va fuori di testa.

Pensate se la vittima di un serial killer si suicidasse poco prima del suo arrivo, non ci sarebbe appagamento. Sai che sclero gli viene?
La cosa che mi ha colpito è che questo ragionamento stupido ed un po’ troppo semplicistico è uno schema standard, lo potete ritrovare in ogni dinamica: amicale, familiare, di coppia, di gruppo, persino fra i vari aspetti contrastanti dell’intima personalità di ognuno. Io faccio questo perché mi dà potere, e questo mi da la sensazione di avere un controllo e quindi mi appaga. Tutto ciò che facciamo ha uno scopo ben preciso. Solo che non lo sappiamo.
Alla luce di ciò, riflettevo che forse l’unico modo di essere realmente completi è trovare sempre appagamento, aprirsi davvero al mondo, non lenendo le paure con favole raccontate da media ignoranti e magari spegnendo quel cacchio di televisore e cambiando il punto di vista, visto che il tubo catodico ha sostituito il nostro occhio interiore. Siamo noi a dare il controllo ai media, e quindi a dargli un effimero potere consolidato solo nell’abitudine. Siamo talmente indottrinati da non saper vivere i sentimenti, da credere che il romanticismo sia uno stronzo in ginocchio di fronte alla sua bella, che gli ideali siano benessere economico, bellezza, l’ozio ed il potere. Bhè a mio piccolo e modesto parere non è così. Noi apprendiamo tante di quelle cose senza capirle che perdono di senso non appena adagiate sulle nostre sinapsi, vivamo vite frenetiche e controllate (a monte dai media, a valle dalle milioni di telecamere sparse per tutto l’orbe terracqueo), quanto di ciò che consideriamo noi stessi è vero, in un mondo dove un social network si sostituisce alle relazioni interpersonali invece di facilitarle solamente?
Basta! Basta accontentarsi dell’attenzione, basta costruire castelli, basta credere di essere migliori.
Non pensare in modo migliore, ma agire in modo migliore, è questo che fa la differenza.