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Archivio per la categoria ‘Parole’

Avigliana in Jazz

27 agosto 2010 Paola Nessun commento

http://www.jazzfest.it
Ecco una buona occasione per mettersi un po’ di jazz in tasca; le vacanze sono finite e il lavoro post cazzeggio estivo vi sta divorando.
Basta allungare dalla birreria sotto casa alla caffetteria del vecchio borgo, basta segnarsi le poche indicazioni per raggiungerla e raggiungere i punti cardini del festival, ad Avigliana; basta avere voglia di respirare un po’ di jazz lasciando il portafogli a casa.
Ecco una delle buone occasioni per non detestare la grigia e anonima vita piemontese; chiamate un buon amico, la ragazza, il vicino di casa, chi volete ma viaggiate insieme; fatevi consigliare un buon bicchiere di vino e assaporate il programma di un festival che vi aiuterà a iniziare settembre in gran stile.

Jazz for all

Categorie:Musica, News, Parole Tag:

Fiat: Ci siamo o ci facciamo?

24 agosto 2010 Paola Nessun commento

Cioè, fatemi capire.
Se protesto,sono fuori; se non protesto sono fuori.
Se protesto legittimamente da poter essere dentro-ma sul filo del rasoio-sono fuori lo stesso perchè disgraziatamente un carrello accidentalmente manomesso, impedisce al resto dei lavoratori, che guarda caso proprio in quel momento ritrovano una strana e illuminante ispirazione lavorativa, di continuare la loro catena di montaggio quotidiana.

E’ quel che è successo alla Fiat di Melfi, ma non è finita qui.
In Italia succede che se l’azienda dentro la quale hai manifestato, la Fiat in questo caso, decide che sei servito per decenni, ad esempio, e oggi non servi più perchè manometti carrelli e sei inaffidabile- giudizi senza prove-, sei fuori, e se una sentenza decide legittimamente e inequivocabilmente che invece sei dentro perchè il fatto non sussiste e se sussiste non vuol dire che l’azienda si può prendere la libertà di disintegrare la tua attività lavorativa allora rientri, ma ad aspettarti al varco ci sarà quel po’ di borghesia statale che soffierà animatamente sui tuoi diritti facendo a pezzi anche quel po’ di dignità umana che speri nessuno mai possa arrivare a calpestare.
Insomma, sei sempre fuori.
E succede che, se per grazia divina ricevuta e per il lavoro di qualche buon anima sindacalista, puoi arrivar nuovamente a percepire il tuo stipendio per il tuo lavoro e non per attività di ripiego in una saletta stile reclusione ri-educativa, devi ancora prostrarti ringraziando a vita l’azienda per averti dato questa seconda-e mi raccomando che sia l’ultima-opportunità.

L’opportunità di esercitare un tuo diritto, e quando mai ti ricapiterà un’occasione simile, sei in Italia operaio mica ad Alcatraz.

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“Qui ci stiamo divertendo un sacco”

22 agosto 2010 Paola Nessun commento

Devo ammettere che Feltri ha le palle,
o cercava un lavoretto estivo; mordere le caviglie smilze di un politico anonimo che ci ha regalato sprazzi lontani d’originalità, Gianfranco Fini.
Insomma, il meglio che gli potesse capitare;
è così che la tanto agognata pausa estiva è stata scandita a ritmo di rap-politico; battibecchi giornalistici su un fatto grave, ma non così tanto grave da perderci venti giorni d’agosto. Ma faccian loro, paghiamo abbastanza lo Stato perchè politici e giornalisti ci regalino qualche spettacolino medio, di tanto in tanto.

Neanche a dirlo che mi sarei concentrata su altro, sull’aumento indecente degli anni di marchette per i lavoratori dipendenti, ad esempio; dal 2016 infatti, gli anni di contributi necessari passeranno da 40 a 41, dettagli; la notizia sulla mafia dietro gli immobili di Fini ha tutt’altra importanza per le nostre misere esistenze, ci interessa visceralmente sapere della sua appropriazione abusiva della casa a Montecarlo, noi che a Montecarlo paghiamo regolari affitti, no?^^
D’altronde non vedevamo l’ora di condire le nostre cene estive con le immagini della Carfagna e della Gelmini in tenute svolazzanti da perfette vacanziere, o pics delle vacanze di Casini e famiglia,politici che si spupazzano i figli sotto il sole d’agosto di qualche bella spiaggia italiana, improvvisandosi vecchi lupi di mare.
E noi che misuriamo dalla tv col righello la lungezza delle loro navi che sfrecciano nel mediterraneo, riusciremo così a regalarci un minuto da sogno;

con la pensione che si allontana all’orizzonte e lo yacht sventola bandiera bianca, si lo yacht sventola bandiera bianca…

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Merid Elvira Dones, Lettera Aperta al Presidente del Consiglio

10 agosto 2010 Norman 1 commento

Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione. Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devasta te. A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede.Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi.Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri.

E’ solo allora – tre anni più tardi – che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio. Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.

Sulle “belle ragazze” scrissi u n romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi.

Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato.E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo.

E’ una storia lunga, Presidente… Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio. In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo.

In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite.

Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale pe r battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.  Questa “battuta” mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuria la polemica Bertolaso , ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch’io a tutte le donne albanesi.

Merid Elvira Dones

“PS.: Tutte le persone che ricevono la presente comunicazione spero sentano l’obbligo civile e morale di trasmetterla ad altre persone.

grazie Elvira

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“la verità che mi ritrovo nella tasca” cit.

4 agosto 2010 Paola Nessun commento

La paura tutta italiana che mi disdegna di più è la paura del cambiamento.La maggior parte di noi, davanti a una margherita con mozzarella di bufala a 4 euro, resta sulla fiordilatte, meglio. E ditemi di no! Maledetti viziosi tradizionalisti.

E così facciamo per la politica, anche avessimo una succulenta alternativa, la maggior parte dell’Italia di principio, la troveremmo legata alla stessa minestra destroide riscaldata e riproposta come il piatto del giorno a cui non si può rinunciare.

Accenno ai recenti casi berlusca-escort-marrazzo-trans; grazie al nostro sceneggiare la vita politica, queste ridicolezze sono diventate l’emblema sociale caratterizzante della nostra bella e zozza Italia.
Chi di voi non si è chiesto perché? Perché alla luce delle quotidiane scoperte di immoralità del nostro premier, ad esempio, siamo ancora qui a mangiarci le mani, quando scartando le regionali come caramelle rimaniamo attoniti ad assistere alla solita trita e ritrita vittoria politica di una destra che non ci piace, siamo ancora qui a sentire certa gioventù che si arruola alle cravatte verdi, come giovani tedeschi in guerra alle SS.
Perché siamo ancora qui con la nostra fottutissima paura del cambiamento.
Noi che prenotiamo una mezza pensione a Riccione e ci assicuriamo un posto in spiaggia, compriamo la grif per passeggiare in centro, respiriamo la movida romagnola sbadigliando già dopo una pizza, la fiordilatte; neri di sedici ore di abbrustolimento da lettino.
Sognando un giorno a Porto Cervo.

C’est l’Italie (buone vacanze a tutti)

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