Il Controllo
Nei rapporti umani l’appagamento è il soldo dell’emotività. Questo è assodato.
Volete un esempio? Ciò che viene definita tv emotiva, il business che sfrutta una delle caratteristiche umane più belle: l’empatia, la capacità di vivere per riflesso le esperienze di altri, nata forse più per imparare dagli altrui errori che per vivere la compassione. Storie strappalacrime di gente che non conosciamo nemmeno, di cui ci vengono date poche informazioni, l’essenziale allo scopo. Si crea tensione, poi il momento crucciale, si scatena il momento magico, si apre una busta, si perdona o si condanna, si soffre con chi è nel video, falso o vero che sia. Non è strano?
Alcuni direbbero patetico, ma io non giudico l’intenzione.
Abbiamo una vita intera da gestire eppure cerchiamo catarsi, appagamento e comprensione in vite che non ci appartengono se non per i 15 minuti in cui Raffaella, Maria o chi altro ci racconta una storia e vende spazi pubblicitari alle aziende.
Davvero non abbiamo più tempo per vivere le nostre vite vivendo quelle altrui? E’ veramente il Tempo il nostro ostacolo oppure c’è di più?
E’ una domanda che solleva non pochi dubbi, me ne rendo conto.
Io rifletterei su una cosa che sembra non entraci per nulla: le dinamiche del Potere.
Non pensiate a questi paroloni sparati a caso dal primo cretino che ha voglia di intortarvi, come una retrospettiva o dietrologia del cospirazionismo mediatico o socio-culturale, per quello c’è già il Governo a braccetto con la Chiesa Cattolica. Si tratta di una specifica dinamica del potere, quella di interrelazione.
Credete di esserne esclusi? Mai la nostra superbia ci porti a tale errore! Le dinamiche del potere permeano ogni nostro più piccolo gesto come l’aria che respiriamo.
Una su tutte per andare sullo spiccio: il sesso. Quale rapporto non si basa sull’appagamento personale attraverso il piacere dell’altro? Ovvio, diremo, se devo far da solo sto a casa e accendo un porno. Ma attenzione, non è il nostro piacere fisico o il piacere dell’altro che ci soddisfa maggiormente il più delle volte, ma l’eroica dimensione del nostro esserne stati capaci, quindi, il Potere di dare piacere, che è proporzionale anche ad un’altra grandezza: il controllo. Ecco. L’appagamento ci da l’effimera sensazione di avere un controllo.
Il controllo, dalla sua, non ce lo possiamo prendere. Eh, no! Troppo facile belli miei. Il controllo è qualcosa che ci deve essere donato, da un’occasione o da una persona. Noi desideriamo, il desiderio dev’essere appagato e lasciamo che l’altro abbia qualcosa su cui agire, il potere, dunque, seppur istantaneo o inveritiero e questo genera feedback, che a sua volta noi interpretiamo come controllo, e viceversa. Chi ha il controllo non ha il vero potere, chi ha il potere non ha il vero controllo… confusi?
Facciamo a capirci: prendiamo le dinamiche yin e yang. La parte passiva, subisce, la parte attiva comanda… Fermimamoci a questo sunto seplice e poniamoci la domanda: E se la parte passiva non donasse il controllo alla parte attiva, che potere avrebbe quest’ultima? Dubito che in una dinamica di rapporto “sana e consenziente” questa povera parte yin avrebbe una benché minima influenza. Allora, sempre in una dinamica più o meno sana il vero potere, la potenzialità che ci soddisfa ce l’ha la parte passiva. Ad una riflessione più ampia ci porta a comprendere meglio anche comportamenti sessuali forti o estremi come la pratica sadomaso. Esempi “non sani” per capirci meglio? La sindrome di stoccolma: se la vittima riprende il controllo, il carnefice va fuori di testa.
Pensate se la vittima di un serial killer si suicidasse poco prima del suo arrivo, non ci sarebbe appagamento. Sai che sclero gli viene?
La cosa che mi ha colpito è che questo ragionamento stupido ed un po’ troppo semplicistico è uno schema standard, lo potete ritrovare in ogni dinamica: amicale, familiare, di coppia, di gruppo, persino fra i vari aspetti contrastanti dell’intima personalità di ognuno. Io faccio questo perché mi dà potere, e questo mi da la sensazione di avere un controllo e quindi mi appaga. Tutto ciò che facciamo ha uno scopo ben preciso. Solo che non lo sappiamo.
Alla luce di ciò, riflettevo che forse l’unico modo di essere realmente completi è trovare sempre appagamento, aprirsi davvero al mondo, non lenendo le paure con favole raccontate da media ignoranti e magari spegnendo quel cacchio di televisore e cambiando il punto di vista, visto che il tubo catodico ha sostituito il nostro occhio interiore. Siamo noi a dare il controllo ai media, e quindi a dargli un effimero potere consolidato solo nell’abitudine. Siamo talmente indottrinati da non saper vivere i sentimenti, da credere che il romanticismo sia uno stronzo in ginocchio di fronte alla sua bella, che gli ideali siano benessere economico, bellezza, l’ozio ed il potere. Bhè a mio piccolo e modesto parere non è così. Noi apprendiamo tante di quelle cose senza capirle che perdono di senso non appena adagiate sulle nostre sinapsi, vivamo vite frenetiche e controllate (a monte dai media, a valle dalle milioni di telecamere sparse per tutto l’orbe terracqueo), quanto di ciò che consideriamo noi stessi è vero, in un mondo dove un social network si sostituisce alle relazioni interpersonali invece di facilitarle solamente?
Basta! Basta accontentarsi dell’attenzione, basta costruire castelli, basta credere di essere migliori.
Non pensare in modo migliore, ma agire in modo migliore, è questo che fa la differenza.
Sebbene io faccia parte di quella mole di persone che dicevano: “Io?!!?!?! Feisbuc!??! naaaaah, è na cazzata, perdi tembo, bla bla bla” Sono riuscito mesi fa a caderci dentro, probabilmente incuriosito dal sentirne parlare da chiunque in qualsiasi occasione, dal bar alla palestra, dal lavoro a casa, dalle alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno…(Perdonatemi la cazzata
Siete in ufficio? Gia vi vedo li ricurvi davanti al computer che smadonnate… Non è il caso di darsi una bella pausetta?
Dall’ Unita’ … Le autorità italiane rispediscono brutalmente i rifugiati nelle mani dei loro torturatori, le autorità libiche commettono abusi e l’Unione europea non fa rispettare le leggi. È questo il quadro che emerge dal rapporto presentato ieri dall’organizzazione non governativa (Hrw), intitolato «Scacciati e schiacciati» e dedicato ai respingimenti italiani in Libia. «L’Italia – si legge nel rapporto – intercetta migranti e richiedenti asilo africani sui barconi e, senza valutare se possano considerarsi rifugiati o siano bisognosi di protezione, li respinge con la forza in Libia, dove in molti sono detenuti in condizioni inumane e degradanti e vengono sottoposti ad abusi». Il documento è stato diffuso in coincidenza con la riunione dei ministri degli Interni europei a Bruxelles, dove l’Italia ha ribadito di essere in linea con le normative internazionali. «La realtà è che l’Italia sta rimandando questi individui incontro ad abusi», ha detto Bill Frelick, direttore delle politiche per rifugiati di Hrw e autore del rapporto, «i migranti che sono stati detenuti in Libia riferiscono categoricamente di trattamenti brutali, condizioni di sovraffollamento ed igiene precaria».